Collegno nasce duemila anni fa, in epoca romana, come stazione di posta (mansio) a cinque miglia da Torino, lungo la via del Moncenisio per la Francia. Rispetto al toponimo, l’ipotesi è che derivi dall’espressione Collegium ad quintum milium (“Stazione di sosta a cinquemila passi [da Torino]”). Nei basamenti dell’attuale chiesa di San Massimo, si trovano i resti di una chiesa protoromanica, ed una raccolta di oggetti archeologici di età romana, reperiti sul territorio comunale, sono custoditi presso il Museo di Antichità di Torino.
Nel periodo della dominazione longobarda, come rinvenuto durante gli scavi per la metropolitana, nell’area dell’attuale Campo Volo, si trovavano un piccolo insediamento, ed una necropoli. Successivamente, in epoca alto-medioevale, lo sviluppo urbanistico del villaggio, abbandonata l’antica posizione della mansio, subì il processo dell’incastellamento; il villaggio si concentrò a ridosso del castello, costruito intorno all’anno Mille, su un’altura scavata da un’ansa della Dora Riparia; tutto ciò che resta, ad oggi, del fortilizio, è una torre a pianta quadrata, mentre il resto della costruzione è stato trasformata nel corso dei secoli, in un edificio residenziale in stile barocco.
Dal 1599 circa, fino all’abolizione del sistema feudale nel 1799, feudatari di Collegno furono i Provana, famiglia di nobili molto vicina ai Savoia.[5] Tra le figure storiche di rilievo appartenenti a questa famiglia e legate a Collegno, vi fu l’accademico e politico Giacinto Provana di Collegno.
In tempi moderni Collegno si è espanso lungo l’asse di corso Francia, a seguito dell’insediamento, in quei pressi, di manifatture industriali, prevalentemente tessili e siderurgiche.
Nel 1853 il Regio manicomio di Torino fu trasferito alla Certosa di Collegno, un grande complesso la cui collocazione rendeva possibile la totale applicazione dei nuovi paradigmi manicomiali, essendo una costruzione di notevoli dimensioni situata in piena campagna, con estese aree verdi e colonie agricole in grado di offrire ai ricoverati la possibilità di lavorare. Successivamente diversi ampliamenti consistenti nella costruzione di vasti fabbricati ottocenteschi disposti a pettine e detti “padiglioni“, hanno progressivamente trasformato la certosa in una delle più grandi strutture psichiatriche d’Italia. I confini dell’ambito ospedaliero coincidevano con il muro di cinta, che fu abbattuto nel 1977 con la progressiva chiusura delle strutture psichiatriche.[5] Il manicomio di Collegno, fu al centro del caso Bruneri-Canella (lo smemorato di Collegno) che ebbe risonanza nazionale.
È degno di particolare menzione, dal punto di vista dell’archeologia industriale, il Villaggio Leumann. Questo complesso industriale e residenziale, era ed è rimasto uno dei pochi tentativi, in Italia, di migliorare le condizioni di vita, e di alfabetizzazione, degli operai che lavoravano alla “Leumann”, e delle loro famiglie; fu progettato e realizzato ex-novo, agli inizi del Novecento, dal magnate svizzero Napoleone Leumann che qui costruì, in collaborazione con l’architetto Pietro Fenoglio, una micro-città con tanto di chiesa, stazione ferroviaria, convitto delle operaie, mensa, scuole, ed altri servizi per la comunità.
Tra il 30 aprile ed il 1º maggio 1945 avvenne la strage di Grugliasco e Collegno dove furono trucidate dai tedeschi in ritirata 68 persone, a seguito di un’incursione delle formazioni partigiane, in cui persero la vita alcuni soldati tedeschi. Alla strage seguì la vendetta partigiana: 29 militi della Repubblica sociale, prigionieri, vennero prelevati dal luogo di detenzione e fucilati.
Fonte: Wikipedia
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